La prima parte del ciclo ha rappresentato il trauma in una pluralità di situazioni e dimensioni, dal piano delle relazioni famigliari a quello collettivo. La seconda parte continuerà a muoversi su questi livelli, indagando diverse forme e potenziali risposte per farvi fronte. Il trauma: dall’esperienza dirompente di una diagnosi genetica che cambia il futuro individuale e famigliare, a quella della frattura del progetto di coppia, allo stravolgimento portato in un’intera regione da una catastrofe nucleare. Le risposte: dagli interventi istituzionali, alle iniziative di aiuto reciproco, all’avvento di rapporti solidali e creativi, alla cura di sé… I film scelti mettono in scena diversi aspetti del trauma, tra realtà e finzione, tra descrizione e trasfigurazione. Protagoniste sono, in tutti e tre i casi, donne: non per una scelta di campo. Nel selezionare film che affrontano il tema del trauma attraverso la creatività delle risorse, la forza delle relazioni e la resilienza, sono risposte al femminile ad aver preso la scena.
CICATRICI INVISIBILI
La perdita del marito sembra preludere, per la ormai anziana protagonista, allo spegnersi dello slancio vitale. Per gli altri, invece, la vita prosegue, lasciandosi alle spalle il passato: il figlio prevede già di smantellare il piccolo negozio di famiglia per trasformarlo in uno spazio di incontri pastorali. L’energia e la progettualità tornano però a farsi spazio, contrastando questa prospettiva di chiusura, grazie alla prossimità, all’amicizia e alla complicità di altre donne del villaggio. Ciascuna porta con sé nodi esistenziali, perdite e bisogni, ma anche sogni e ironia da mettere in comune per costruire insieme qualcosa di nuovo: un progetto che farà sorridere spettatrici e spettatori, meno, invece, gli abitanti e i politici del villaggio conservatore. Tra sogno condiviso, provocazione, gioco e affermazione, il film restituisce – con la leggerezza e la profondità di una buona commedia – un ritratto vivace della possibilità e della capacità di reinventarsi.
LA MAPPA DEL DOLORE
Come affrontare il momento in cui il proprio futuro sembra crollare? Come far fronte a una notizia durissima quale una diagnosi di malattia genetica? Intorno ad Alice Rivières, affetta dalla malattia di Huntington, il collettivo Dingdingdong si riunisce da dieci anni per immaginare strumenti inediti per aiutarla a dar forma a ciò che le accade, e per sostenere, insieme a lei, anche altre persone affette da malattie rare. A cominciare dall’istante in cui il risultato del test genetico le viene comunicato nei termini di una maledizione, il film illustra come il lavoro creativo e collettivo – di narratori, antropologi, registi, coreografi… – possa offrire una risorsa potente: una chiave d’accesso a un mondo in cui l’arte e il pensiero generano risposte capaci di ribaltare le profezie, per far fiorire altri futuri.
L’annonce
Film di Bruno Tracq con Alice Rivières e il collettivo Dingdingdong (Vinciane Despret, Isabelle Stengers, Émilie Hache…) Belgio/Francia, 2025 – durata 97’
Maria Caiata-Zufferey
Sociologa dei problemi socio-sanitari, Centro competenze cura, salute e società, SUPSI
Claudio Mustacchi
Filosofo, pedagogista, fondatore di Hungtington Onlus, la rete italiana della malattia di Hungtington
RICOSTRUIRE LA MENTE
“E se perdessi tutto ciò che mi è caro?”. È la domanda che pone la giovane tedesca Marie, recatasi nella prefettura di Fukushima per l’organizzazione Clown senza frontiere, al tempo stesso in fuga e alla ricerca di sé dopo il fallimento del proprio matrimonio e un tentativo di suicidio. In una comunità di alloggi temporanei sorta in seguito alla catastrofe nucleare e sullo sfondo del terremoto di Tōhoku del 2011, la protagonista cerca di ritrovare serenità portando il sorriso a una comunità profondamente traumatizzata. Il fallimento è inevitabile: non ci può essere cura di sé attraverso una messa in scena inautentica di sé. Eppure, la cura reciproca dai rispettivi traumi emerge come il cuore del racconto, nell’inaspettata relazione tra Marie e l’anziana geisha Satomi, che la porta con sé nella zona interdetta. Lì non possono sottrarsi al confronto con il passato, ma anche con un presente aperto, che prende forma e si trasforma con l’evolversi del loro legame.
Film di Doris Dörrie con Rosalie Thomass, Kaori Momoi, Nami Kamata, Aya Irizuki, Germania, 2016 – durata 104’
Mirella Manfredi
Neuroscienziata, esperta di meccanismi cerebrali dello humor, Università di Zurigo
Antonio Malgaroli
Psichiatra e neuroscienziato, Università Vita-Salute San Raffaele, Milano; Università della Svizzera italiana